Fine del marchio SIAE? No, il Parlamento gli dà la grazia

Nell’era del digitale è piuttosto anacronistico parlare ancora di “bollino SIAE”, perlomeno per come è stato inteso fino ad oggi. Una delle critiche avanzate alla Società Italiana degli Autori ed Editori è infatti quella di non essere “cresciuta” assieme al settore musicale, oramai passato in larga parte al digitale (e di conseguenza anche le varie forme di pirateria) e, per di più, caratterizzato da confini non più ristretti al campo nazionale definiti dai siti di e-commerce sparsi in tutto il mondo da cui è facile effettuare acquisti. Si tratta di un ente pubblico riconosciuto da una legge del lontano 1941, normativa chiamata ad essere rivista per rimanere al passo coi tempi.

Dopo aver affrontato il tema della diatriba tra SIAE e Antitrust dello scorso mese di aprile, le notizie giungono oggi dal Parlamento italiano: la Commissione Bilancio del Del Spettacolo dal vivo ha bocciato per una non del tutto chiara “carenza di copertura” l’emendamento che avrebbe eliminato definitivamente lo storico bollino.

Anche il Presidente della Federazione Industria Musicale Italiana Enzo Mazza ha affermato che il marchio SIAE non ha più ragione di esistere, considerandolo addirittura per la stessa SIAE un’inutile voce di costo. Nonostante questo, ancora una volta il bollino tira dritto per la sua strada, incurante degli svariati tentativi di mandarlo in pensione.


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