La tecnologia avanza e le particelle spaziali si fanno più pericolose

Aumentano di continuo le dimensioni degli smartphone, è vero, ma si fanno anche sempre più sottili ed integrano soprattutto un numero crescente di componenti. Vantaggi evidenti che aprono tuttavia ad uno scenario inatteso, con un nemico invisibile che arriva da molto lontano: le particelle spaziali, filtrate in grandissima parte dal nostro campo magnetico e, in ultimo, dall'atmosfera. All'interno di questo guscio siamo per lo più protetti, ma qualcosa riesce a passare, colpita l'atmosfera si generano infatti particelle secondarie come neutroni, particelle alfa e muoni.

Il problema, evidenziato da un recente studio della Vanderbilt University, riguarda i circuiti elettronici e i dispositivi sempre più compatti su cui si basa la nostra vita quotidiana e, spesso, anche la nostra incolumità. Oggi si realizzano chip sempre più piccoli, con un numero di transistors elevatissimo racchiusi in spazi sempre più ridotti, tali da aumentare le possibilità che una di queste particelle ad alta energia riesca a mandare i sistemi in tilt.

Non sono solo 'paranoie' da laboratorio, lo scorso ottobre, un Airbus A330 in volo da Singapore a Perth ha infatti subito un inspiegabile guasto del sistema elettronico di volo (pilota automatico), con un'improvvisa e brusca perdita di quota che ha causato 11 feriti a bordo. Le autorità stanno indagando da allora sull'accaduto, ripercorrendo tutte le fasi dell'accaduto, senza trovare alcuna spiegazione tradizionale. Credibile, proprio secondo questa teoria, che un simile evento isolato sia accaduto a seguito di uno scontro in quota con particelle ad alta energia.


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