Tutti ricorderanno la vicenda del famoso iPhone ritrovato dopo la strage di San Bernardino, California, ad inizio 2016. Per cercare di avere maggiori informazioni sull'attentatore, l'FBI chiese lo sblocco di quel iPhone 5C ed Apple si rifiutò pubblicamente, spiegando che le implicazioni sulla privacy erano e sono tuttora enormi; creare una backdoor che desse accesso a quel terminale avrebbe messo a rischio gran parte degli utenti iOS.
Dopo mesi di controversie e botta e risposta, l'FBI acquistò un software per craccare il dispositivo, riuscendo nell'intento. Ma solo adesso si è saputo il costo di quel programma, la senatrice Dianne Feinstein ha infatti svelato che per l'occasione furono sborsati ben 900 mila dollari, circa 823 mila euro al cambio di oggi. Lo scorso anno si era ipotizzata una cifra ancor più alta, si parlò infatti di $ 1.3 milioni in base alle dichiarazioni del direttore dell'agenzia James Comey, e dei conteggi di Reuters, ma non si sbagliarono poi di moltissimo.
La verità è venuta a galla lo scorso mercoledì dopo un'audizione dello stesso Comey con la senatrice Feinstein, fino a quel momento si era mantenuto il riserbo sulla vicenda. Ancora adesso non si conoscono i dettagli e non si sa quale sia stato il software utilizzato per l'hack, il dossier è ancora classificato.


