Giovedì si è conclusa la seconda missione di ricerca, all'interno del reattore 2 dell'Impianto 1 di Fukushima Daiichi, pianificata in seguito alle allarmanti rilevazioni di gennaio sulla radioattività della struttura.
L'operazione è stata svolta grazie all'ausilio di tre unità robot realizzate dalla collaborazione di Toshiba e IRID (International Research Institute for Nuclear Decommissioning), equipaggiate di speciali telecamere, componentistica elettronica ridotta al minimo (in modo da arginare il più possibile i danni causati a questi componenti dalle radiazioni) e un aspetto simile a quello di uno scorpione, dato sia dalla forma che dalla presenza di elementi rinforzati. Sfortunatamente, i tre robot non sono stati in grado di produrre risultati decisivi, bensì solo possibili indicazioni sul luogo esatto in cui si dovrebbero trovare i residui di combustibile radioattivo all'interno del reattore.
Infatti, una delle tre unità è rimasta bloccata in un piccolo fosso, la seconda ha vagato per 6 giorni senza trovare alcuna traccia del materiale, mentre la terza è andata distrutta a circa 3 metri da una grata che avrebbe potuto offrire la visuale del luogo in cui si presuppone che si sia radunato il combustibile radioattivo. Insomma, sebbene non si siano potute ottenere informazioni concrete, la missione ha comunque permesso di ottenere importanti indizi che potranno favorire la prossima spedizione, motivo per cui Yuichi Okamura, GM di Tepco, ha commentato la missione definendola "un grande successo".



