MakerBot licenzia ancora e punta al settore professionale

A quanto pare anche la stampa 3D è una di quelle cose che molti pensavano fossero la Next Big Thing dell'high tech, ma poi Big non lo è diventata, come le TV 3D e quelle curve. L'attuale situazione di MakerBot, il produttore emblema di questa tecnologia ed emerso più di altri negli scorsi anni, è un esempio inequivocabile.

Un paio di giorni fa, Nadav Goshen, CEO della società, ha pubblicato sul blog ufficiale una lunga lettera che indicava, tra le altre cose, il licenziamento del 30 per cento della forza lavoro. È la quarta tornata nel giro di due anni; secondo le stime di TechCrunch, in totale MakerBot conta ora meno di 100 dipendenti, contro gli oltre 400 del 2014-2015.

Benché MakerBot sia riuscita a lanciare una nuova linea di prodotti che è stata ben recepita, le vendite semplicemente non raggiungono un volume sufficiente per garantire un bilancio in attivo. Per rimanere a galla, è necessario ridurre ulteriormente i costi. La società smetterà anche di inseguire un mercato, quello consumer, che chiaramente non è troppo interessato in questo tipo di dispositivi. Il nuovo focus saranno il settore professionale e quello dell'educazione.


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