L'edizione del CES appena conclusa ha portato tante novità e la conferma di alcune tendenze. Tra queste ultime va sicuramente annoverata la morte "definitiva" (spiegheremo in seguito il virgolettato) del 3D a livello consumer. La visione in tre dimensioni era stata riportata in auge nel 2010 con l'arrivo di numerosi TV 3D. La tecnologia utilizzata implicava l'uso di occhiali attivi o passivi. L'uscita di Avatar (lo "spot promozionale" perfetto per il 3D) e la decisione con cui il mercato puntava su questa tecnologia, avevano fatto pensare che il 3D si sarebbe finalmente imposto tra il grande pubblico.
La riproposizione della visione in tre dimensioni è infatti praticamente ciclica: da moltissimi anni si tenta di sdoganarla ai cinema e nelle case. Tutti gli utenti conosceranno gli occhiali con lenti colorate (ovvero l'anaglifo), uno dei sistemi più semplici per ricreare la visione stereoscopica. A distanza di pochi anni possiamo invece sancire la morte definitiva del 3D, da intendersi come dipartita della riproduzione in 3 dimensioni così come è stata proposta nel corso degli ultimi anni.
I segnali erano del resto evidenti da anni. Già al CES 2013 c'era chi aveva previsto l'attuale situazione. Anche le decisioni di alcuni operatori, come BBC, avevano fornito indicazioni evidenti sul successo effettivamente riscosso dal 3D. La principale problematica consiste nel mezzo utilizzato per fornire gli effetti di profondità delle immagini. La massa non ha mai gradito gli occhiali 3D, specialmente quelli attivi. Per molti si è sempre trattato di un impiccio. Va inoltre aggiunto il fatto che non poche persone lamentano un notevole affaticamento visivo durante la visione in 3D. Questo è purtroppo anche dovuto alla scarsa cura con cui sono stati realizzati non pochi contenuti.
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